Toma-Codoni
Testi tratti dalla ricerca di Guido Codoni sulla sua famiglia, presentata alle pagine 35-57 del Bollettino Genealogico della Svizzera Italiana, numero 29 del dicembre 2025.
I primi Toma in riva al Lago Maggiore
Dopo aver trattato i diversi luoghi dove si sono riscontrati il cognome Codoni e prima ancora, il cognome Toma legato appunto a questa famiglia, Guido Codoni scrive: «Ma chi fu il primo a assumere questo patronimico?» E continua. «A questo punto della narrazione dobbiamo fare uno sforzo di immaginazione, in quanto fino al 1500 mancano documenti storici o genealogici specifici. Il primo antenato dei Toma lo si potrebbe individuare in un pastore che portava a pascolare le sue greggi sui pendii erbosi e nei prati delle valli sopra il Lago Maggiore; con la sua famiglia si spostava in base alle stagioni, soggiornando negli anfratti dei vari pascoli lungo il percorso. Era consuetudine dare al capofamiglia il nome di uno dei santi o degli eroi dell’epoca: in questo caso è possibile che il nome sia stato dato in onore dell’apostolo san Tommaso. Secondo l’usanza, solo ai membri della nobiltà era concesso il privilegio di un nome e di un cognome: è possibile che il nostro fosse conosciuto con l’unico nome di Toma (Thomas). Con la fine del Medioevo e l’inizio del Rinascimento la popolazione aumentò e di conseguenza, lo stile di vita si modificò. Sempre lavorando di immaginazione, anche i discendenti di Toma, il pastore, cambiarono: alcuni seguirono ancora le greggi da un pascolo all’altro, mentre altri si stabilirono, creando piccole imprese per produrre o commercializzare la lana.»
Cambiando le usanze, a ogni bambino o bambina si iniziò a dare un nome insieme al cognome di famiglia trasmesso dal padre ai figli: così tutti i discendenti di Toma il pastore ereditarono il nome di famiglia Toma e con esso furono riconosciuti in tutta l’area attorno al lago e le valli adiacenti. Alla fine del 1400, Pietro Toma è indicato come onorevole magistrato della Valle Verzasca e sia lui sia i suoi discendenti sono elencati come appartenenti ai terrieri. Un suo discendente, un altro Pietro, figlio di Giovan Maria Toma, fu poi console di Mergoscia.
Invece Giovanni Toma di Locarno (1480-1540), presunto discendente del già magistrato Pietro Toma, è attestato essere il primo a assumere il soprannome di “Codon”. Dopo essere stato ordinato frate francescano, fu insegnante di teologia nel convento dei Santissimi Apostoli a Roma; le sue qualità furono notate da Papa Clemente VII, che lo scelse come penitenziere e consigliere privato. Morì nel 1540 in patria, lo scrive Giangaspero Nessi nelle sue Memorie storiche di Locarno.
Ma perchè “Codon”? I frati francescani a quel tempo indossavano un caratteristico mantello dal cappuccio piuttosto esteso, con un’evidente coda a punta: ecco, dalla combinazione della parola “coda” e dalla desinenza “-oni” (grandi), si otterrebbe “Codoni”, il chierico con il cappuccio a coda lunga.
La memoria di frate Giovanni (Toma) Codoni, il chierico con il cappuccio a coda lunga, vive ancora oggi nel convento di San Francesco a Locarno, dove il blasone della famiglia Toma-Codoni è scolpito sull’arco che sovrasta la cappella dei Codoni, o cappella della Croce come è chiamata oggi.
Da Toma-Codoni a Codoni attorno all'anno 1550
La famiglia Toma fu associata in passato all’ordine degli Umiliati, movimento spirituale sorto in contrasto ai costumi rilassati e alla ricchezza spesso ostentata dal clero, propugnante il ritorno a una vita più austera e frugale. Sorto come movimento laicale già a partire dal 1200, si strutturò in ordini laici e religiosi che si occupavano principalmente della lavorazione della lana.
Su sollecitazione dei cantoni cattolici, giunse a Locarno un landfogto inflessibile che lanciò l’ultimatum ai dissidenti. Avendo questi riaffermato la loro adesione al movimento degli Umiliati, li condannò all’esilio e al bando da Locarno. Così, nel 1555, le sentenze furono eseguite: 55 famiglie, per un totale di 173 persone, partirono per l’esilio permanente, lasciando amici e stretti familiari verso terre sconosciute. Va notato che un solo nome di famiglia Toma — quello di Giovanni Maria Toma — è incluso nell’elenco delle persone esiliate; purtroppo, i documenti relativi alle famiglie Toma-Codoni degli anni 1550-1560 sono difficili da trovare.
È presumibile che almeno parte dei gruppi familiari e simpatizzanti della riforma elencati nel 1555 scelse di sparire dalla circolazione prima di essere mandata in esilio permanente È possibile che cinque o sei di questi gruppi appartenessero alle famiglie Toma e abbiano lasciato Locarno per stabilirsi a Corippo, un angolo remoto della Valle Verzasca, dove venne semplificato il cognome, tenendo il singolo “Codoni” probabilmente anche per eludere i controlli clericali. Si pensi che Corippo, con la sua posizione unica sulla sponda occidentale del fiume Verzasca, era praticamente inaccessibile per lunghi periodi dell’anno. Nei mesi invernali, pioggia, neve e acqua alta rendevano l’unico percorso — un sentiero a strapiombo — molto pericoloso, il paese era luogo ideale per chi cercava isolamento. Date le sue qualità di unicità, Corippo poteva sembrare la scelta logica di quei riformisti in cerca di rifugio e sicurezza.
Si sa che pastori nomadi di epoche precedenti spostavano i loro greggi avanti e indietro tra le catene montuose più basse e gli alti pascoli alpini della Val verzasca. È probabile che i pastori Toma di epoche precedenti avessero familiarità con Corippo e che il villaggio fosse stato un luogo di sosta per molte generazioni di Toma. Si può concludere che i Toma Codoni di Locarno costretti all'esilio abbiano scelto questo luogo come rifugio perché vi erano già stati in passato e lo conoscevano bene.
Gli altri dissidenti, banditi da Locarno, si trasferivano principalmente a Zurigo e nel Canton Grigioni.
Gli altri dissidenti, banditi da Locarno, si trasferivano principalmente a Zurigo e nel Canton Grigioni.
Il casato Toma nel frattempo si era suddiviso in due rami, uno utilizzava il cognome Toma e l’altro il doppio cognome Toma Codoni. Il secondo nome, Codoni, era considerato un soprannome e serviva a differenziare e a separare quel ramo della famiglia dall’altro, è diventato un cognome a pieno titolo intorno al 1550.

