1235 - Vogorno si stacca dalla Vicinanza Verzasca e fu il primo a farlo, formando la Vicinanza di Vogorno comprendente quattro squadre, tra le quali Corippo.
1410 - 1500 - La valle Verzasca passò in successione sotto la dominazione dei Confederati, dei Savoia e dei Rusca. All'epoca dei baliaggi svizzeri riprese a far parte della comunità di Locarno; era governata da un podestà e da un luogotenente. Ben presto le cariche importanti furono occupate da famiglie estranee alla valle, in particolare dai Marcacci.
1686 - La Valle Verzasca si liberò dai Marcacci, il cui potere non venne mai pienamente accettato, e tornò a darsi le proprie autorità: la nomina e le cariche di podestà e tenente si alternavano tra le vicinie; l'assemblea generale fungeva da autorità suprema.
1822 - Corippo raggiunse la piena indipendenza comunale e fino al 18 ottobre 2020 è stato un Comune autonomo.
1965 - La costruzione della diga fece si che la strada della valle Verzasca subìsse un evidente mutamento di percorso sul tratto che dalla diga stessa arriva fino a Vogorno. In precedenza correva sul fondovalle poco sopra il greto del fiume andando con leggere pendenze a lambire le prime case sotto Vogorno.
La strada venne portata ad una quota superiore per evitare che fosse sommersa dal lago che si sarebbe formato con la diga. Ciò poté avvenire tramite una serie di tornanti e gallerie costruiti a valle della diga. Il nuovo pezzo di strada, con un repentino innalzamento di un centinaio di metri permise di raggiungere la quota di sicurezza per poi proseguire quasi pianeggiante fino a innestarsi sul vecchio tracciato della strada di valle in zona Vogorno.
1851 - Corippo registra il più alto numero di domiciliati della sua storia, ovvero 315. Da li in avanti la popolazione è sempre diminuita.
1975 - Il nucleo storico del villaggio è stato dichiarato «realizzazione esemplare» per l'Anno europeo del patrimonio architettonico e come tale protetto e degno di conservazione, a tutela nasce La Fondazione Corippo 1975.
Marcetti, Rossetti, Benada, Brenni, Compagnoni, Lazari, Carbonaro, Mottini, Scarpa sono alcuni dei cognomi scomparsi da molto tempo da Corippo e dalla Valle Verzasca ma quasi sicuramente li troviamo tuttora in altri luoghi e sarà quindi interessante capire se la loro origine può essere messa in relazione con Corippo.
La parrocchia e la Chiesa di Corippo

Andare a Corippo in barca
L’origine dell’espressione legata a Corippo è oggi oggetto di ripetute discussioni, poiché dietro una frase apparentemente semplice si celano due interpretazioni che riflettono due modi diversi di intendere la storia e il territorio.
La prima forma, "andare a Corippo in barca", viene talvolta letta come un riferimento storico concreto legato al passato del Piano di Magadino. Prima che il fiume Ticino venisse incanalato, la zona era un labirinto di paludi e rami fluviali instabili. In quel contesto, per chi doveva avvicinarsi alla Valle Verzasca partendo dalle sponde opposte, l’uso di barconi per attraversare le zone allagate era una necessità reale, faticosa e spesso rischiosa. Tuttavia, questa ricostruzione storica si scontra con la percezione più radicata del modo di dire.
La più diffusa a livello popolare, infatti, interpreta il detto come la descrizione di un’impresa impossibile o assurda.
In quest'ottica, la variante "è come andare a Corippo in barca" si rivela la più credibile e logicamente solida. L'aggiunta del paragone trasforma l'azione in una figura retorica dell’irrazionale: Corippo è un borgo di pietra aggrappato alla montagna, ma è soprattutto il contesto naturale a rendere l'idea della barca totalmente fuori luogo. La tesi dell'assurdo risulta la più calzante proprio per la conformazione stessa del territorio. Risalire il corso della Verzasca con un'imbarcazione è impedito dalla natura selvaggia del fiume, caratterizzato da enormi blocchi di granito, gole strette e cascate scoscese che rendono le sue acque magnifiche ma assolutamente non navigabili.
Dire che una situazione "è come andare a Corippo in barca" significa dunque evocare l'immagine di un mezzo che urta inutilmente contro la roccia viva. In conclusione, è proprio questo contrasto tra l'elemento liquido e l'impervia natura rocciosa della Verzasca a rendere il detto un emblema dell'impossibile, confermando che la logica del paradosso geografico è quella che meglio ne spiega il significato. Va comunque precisato che, nonostante la popolarità del modo di dire, non è stata trovata alcuna traccia scritta ufficiale che ne codifichi l’origine, lasciando il mistero confinato al fascino della tradizione orale.
Fonti:
- Redazione
- Dizionario storico della Svizzera
- Max Gschwend, "La Val Verzasca" -Traduzione del 2007 di Giuseppe Brenna
- Paolo Ostinelli e Giuseppe Chiesi, "Storia del Ticino, Antichità e Medioevo"
